“Digitalizzazione non vuol dire solo eliminare la carta in azienda, ma poter fruire in maniera tempestiva delle informazioni sul trasferimento delle merci e transazioni economiche”.

Questa frase sintetizza la vision di Agostino Gallozzi sulla digitalizzazione aziendale. Il presidente di Gallozzi Group, gruppo salernitano che opera nell’Industria marittima e nel turismo nautico con oltre 20 realtà aziendali e sedi a Shanghai, Londra, Instanbul e Izmir, è stato il protagonista della quinta puntata della rubrica di Paperless TV condotta dal giornalista Giuseppe Alviggi.

Per Gallozzi, l’innovazione è uno stato mentale e si collega al concetto di competitività a livello globale – “qualsiasi cosa si faccia oggi, in qualsiasi settore dell’economia, bisogna essere consapevoli che il palcoscenico è il mondo. I due pilastri su cui si fonda l’attività aziendale sono la sostenibilità e la digitalizzazione.” Riguardo a questo ultimo punto, il Gruppo Gallozzi è stato all’avanguardia: “La nostra è stata tra le primissime aziende, nel campo del trasporto marittimo, con i primissimi computer ad elaborare tutta la documentazione di trasporto delle merci. Allora era una novità assoluta perché il nostro settore viaggia di pari passo con il trasferimento fisico di merci e il trasferimento digitalizzato di informazioni”.
Paperless per Gallozzi non vuol dire solo abolire le carte, ma anche e soprattutto “dare la capacità, come facciamo da trent’anni, di fruire in maniera tempestiva delle informazioni relative al trasferimento delle merci e alle transazioni economiche. Bisogna passare dal just-in-time al winning time, che vuol dire intercettare la scelta del consumatore sui mercati internazionali nel tempo giusto e nel modo più competitivo possibile, dando a tutta la catena della distribuzione la capacità di conoscere in tempo reale la posizione delle merci e della transazione commerciale”.
La digitalizzazione dei processi porta vantaggi competitivi per un’azienda di dimensioni multinazionali che comprende sia il profilo mercantile del terminal container sia quello blue economy del porto turistico, perché “lo scambio di informazioni è assolutamente tempestivo e fondamentale ma anche l’elaborazione del dato, perché consente, attraverso gli strumenti che oggi sono a disposizione dell’azienda, di percorrere delle ottimizzazioni di processo che sono assolutamente indispensabili”.
Un sistema porto viene valutato sul livello di connettività, cioè il numero di connessioni fisiche con il resto del mondo. Da questo punto di vista Salerno, che nel 2019 si è collegata con 300 porti del mondo mettendo in campo relazioni fisiche a tutto vantaggio delle aziende esportatrici del Centro-Sud, è un esempio di necessità che diventa virtù. La Salerno Container Terminal è seguita da un gruppo Neozelandese con uffici in Olanda e si doterà a breve di gate automatici, in grado di leggere automaticamente i numeri dei contenitori e trasferirli all’interno del sistema di gestione dell’attività dei terminal. Un’infrastruttura strategica per l’economia locale che richiede nuove energie in termini di risorse umane, dotate di nuove skill e competenze, ad esempio “i millenials, che oggi sono ancora a scuola, e che tra qualche anno saranno i nuovi manager e daranno un’ulteriore accelerazione, portando nelle aziende un modo ancora più avanzato e innovativo di utilizzare i sistemi digitalizzati”.

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