Tutto il mondo dell’impresa, non per scelta ma obbligatoriamente, nei prossimi cinque anni dovrà fare i conti con la Digital Transformation, che porterà con sé innumerevoli cambiamenti, da gestire in modo corretto.

Un aspetto non secondario di questo processo è l’importanza di rendere opponibili a terzi, oltre che sicuri secondo norme e best practice, i nostri dati informatici e digitali, che viaggeranno nei prossimi anni tra i nostri sistemi informativi aziendali, gli Enti, i blocchi di una o più Blockchain, i nostri smartphone e le nostre scrivanie digitali.

La trasformazione digitale è una piattaforma, un contenitore di metodologie e procedure che riguardano così tante tematiche, settori e tecnologie – come ad esempio la blockchain – che esplicitarle o elencarle tutte sarebbe impossibile in questo spazio.

Partiamo quindi dalla trasformazione digitale più semplice, quella che usiamo ogni giorno e che continuiamo a utilizzare in modo errato, creando problemi e rischiando sanzioni.

Secondo una recente ricerca di McKinsey, i lavoratori aziendali passano il 28% del loro tempo in attività di scrittura e lettura delle email INTERNE aziendali. Da queste comunicazioni emerge un quadro della mole di dati e informazioni digitali che rimangono intrappolati in caselle email, visibili solo ai rispettivi proprietari. Informazioni che si perdono per sempre, mano a mano che i dipendenti si alternano negli anni, rendendo impossibile la ricostruzione di determinati eventi, che rappresenterebbero un immenso patrimonio di conoscenza aziendale, destinato invece a rimanere sommerso nelle pieghe di processi digitali su cui il management non ha controllo.

Pensiamo ad esempio a come la blockchain o anche un comunissimo sistema di Enterprise Content Management System potrebbero invece catalogare, archiviare e conservare a norma tutta queste mole di dati e informazioni digitali. Questo restituebbe all’azienda il controllo della storia dei processi documentali, che è fondamentale perché i dati diventeranno il Petrolio dei prossimi decenni.

Un esempio di tecnologia recente è il Chat Bot, che permette di implementare una chat senza operatore con gli utenti dei canali digitali, attraverso algoritmi che gestiscono variabili ricavate dalle risposte che gli utenti forniscono a domande con scelta multipla o anche a testo libero, per guidarli verso una vendita, un supporto tecnico o per altre finalità.

È una tecnologia eccezionale, ma che non serve assolutamente a nulla senza una “scatola nera” che registra le conversazioni digitali e le invia a una “cassaforte virtuale”, dove i log rimangono impressi per sempre e NON possono essere fisicamente modificati.

La Everywhere di Milano, ad esempio, ha realizzato Chat Bot capaci di gestire processi estremamente articolati, che vanno dagli allarmi di pubblica utilità (come messaggi che avvisano i cittadini di possibili imminenti catastrofi naturali), fino alle prenotazioni ospedaliere.

Ma, in caso di verifiche o controlli da parte di enti regionali o responsabili dei servizi sanitari, nulla sarebbe dimostrabile senza un sistema che registra la conversazione utente/chat bot e la conserva a norma di legge!

Lo stesso principio si può applicare a tutti gli altri settori e asset della Trasformazione Digitale, che deve essere a norma, altrimenti ci si ritorcerà contro.

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