Con l’approvazione della legge Finanziaria 2018, l’Italia si è finalmente adeguata alla normativa dell’Unione Europea sull’introduzione della fatturazione elettronica tra privati, che era a questo punto non più derogabile. Dal 1 gennaio 2019, tutti i documenti fiscali finalizzati a riscossione di un corrispettivo in denaro a fronte di cessione di beni o servizi tra privati, quindi sia tra imprese che tra imprese e consumatori, devono essere obbligatoriamente emessi in formato elettronico, attraverso una piattaforma di elaborazione collegata a uno “Sdi” (Sistema di interscambio) gestito dall’Agenzia delle Entrate.

La “fattura elettronica” – indipendentemente da come la si pensi – rappresenta una nuova era nella gestione amministrativa dell’impresa e del commercio.

Diversi studi stimano in circa 7 euro il costo per  fattura a carico delle aziende con volumi di fatturato di media portata.

Con questi numeri, l’importanza che viene attribuita all’introduzione della misura sarebbe giustificata, oltre agli altri possibili vantaggi.

Come, ad esempio, una più efficiente gestione dei processi di verifica dello stato di avanzamento e congruità di una procedura o di una commessa, se l’avvento della Fattura Elettronica viene accompagnato da una revisione dei processi.

Le prime statistiche, a un mese dall’introduzione del provvedimento, non sono negative. 

Soprattutto in quei casi dove la Fattura Elettronica è stata gestita come parte di un nuovo modo di gestire i flussi documentali, a partire da quelli amministrativi come acquisizione dell’ordine, bolle di consegna, verbali di fine lavori e tutto ciò che compone il fascicolo della transazione nella sua interezza.

Tutte le ricerche che abbiamo effettuato in questi 40 giorni, rilevano come solo una esigua minoranza di grandi imprese e PMI non abbiano ancora deciso come approcciarsi al nuovo obbligo normativo.

 

Il 39.7% delle grandi imprese e il 32.1% delle PMI stanno ultimando l’allineamento del software gestionale per l’elaborazione delle fatture in formato elettronico, mentre la tendenza a esternalizzare il servizio è decisamente maggiore nelle grandi imprese. Questo si spiega con una maggiore propensione delle PMI a rivolgersi al commercialista di fiducia.

Nonostante esista ancora un significativo gap tra grande impresa e PMI, in termini di propensione alla digitalizzazione B2b e dematerializzazione, attribuibile alla scarsa diffusione di competenze digitali fra il personale delle PMI incaricato di gestire i processi di innovazione, si può finalmente rilevare una tendenza generale positiva in tutta l’impresa per quanto riguarda la digitalizzazione dei processi interni, la digitalizzazione del ciclo dell’ordine e lo sviluppo di soluzioni collaborative con fornitori o clienti.

È evidente che le imprese considerano la fatturazione elettronica come una straordinaria opportunità di transizione da una “gestione per documenti” a una gestione “per flusso di dati” e dalla dematerializzazione di un documento alla digitalizzazione dell’intero ciclo ordine-pagamento.

Di Maurizio Crescenzo

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